comincia tutto così: con un salto.
mi hai teso la mano ma io non l’ho presa, mi hai steso la mano ma avevo spostato lo sguardo, di getto ho saltato il mio corpo disordinato dentro a quel mare poco profondo, e dopo c’è solo un sott’acqua, silenzio, e io sono immersa e tu pure, incredulo mi guardi e sorridi, mi dici, sei più coraggiosa di quanto tu creda, rispondo soltanto, non fa così freddo, e parlo del tuo petto e in parte anche della mia vita, ma non te ne accorgi e annuisci e io vorrei dirti soltanto che quello che sento per te sta tutto in quel salto, è un sentimento sudato e scoordinato e con la pelle d’oca, più coraggioso di quanto tu creda.
e sulla terra, la terra che sono io, tu che sei fatto di mare mi hai abbracciata di getto, e abbiamo giocato a incastrarci le ossa tra loro e le lingue tra i denti, come quando ci amiamo fino a che i nostri corpi non s’assomigliano, come quando ci amiamo fino a rinchiuderci le differenze dentro agli occhi — il mare nei tuoi, silenziosi e trasparenti e mossi e gelidi, e la terra nei miei, le spighe di grano e la polvere che sollevano i passi scalzi in estate.
con corpi diversi ci amiamo, perdendoci il tempo l’un l’altra, prendendoci il tempo e il lusso di perderci e poi ritrovarci nel punto in cui ci eravamo lasciati, e quello è il solo momento in cui ti conosco, in cui sono capace di essermi dentro e in tutto l’altrove in cui ami fissare il tuo sguardo, l’unico istante in cui mi riconosci e mi abbracci e stiamo realmente facendo l’amore è quando abbiamo finito.
tu non mi devi nulla e io ti ho dato già anche troppo, e adesso ho parole che mi colano via dalle labbra e tu non ne meriti molte, e il tuo battito cardiaco è sempre uguale a se stesso e fa il rumore di un pugno insanguinato contro un muro, e quando ero piccola avevo nel cuore un soffio di vento, e adesso invece è calma marina capace in un attimo di farsi tempesta, travolge le barche e afferra la gola a tutti i tuoi sogni da marinaio, mi lascia spiaggiata, disertata e deserta, ti trova slabbrato e guarito male come la cicatrice che hai sul petto, tu che ti tieni abbottonata la vita, un lembo con l’altro, per non darmi il permesso di entrare.

Ho amato così una sola persona nella vita. non credo amerò più così, tra attese e ritorni, cercando pregando supplicando di togliere i sigilli ad un’anima ed ad un cuore. una sola persona per cui ho lottato contro me stessa, reinventandomi, sapendomi diversa, di una diversità tangente all’infinito. Ho amato così una sola persona, dal 2003 al 2009, finchè non ho mollato il colpo, gettato la spugna, esausta. A volte, ancora, quella persona mi manca o forse mi manca l’idea di lei, di quell’amore sacrificale.
Se solo si potesse impedire agli altri di provare un amore simile. Se solo potessi impedirti di provare un dolore simile. Ma è già troppo tardi.
acquallagola
agosto 2, 2010 alle 10:24 pm
manchi.
misschouette
settembre 3, 2010 alle 2:09 pm