non devo più rispondermi, se imbroglio le regole e cambio la domanda.
mi sono spiegata a parole, e quando le ho finite mi sono fatta esercito e spiegata sulla distanza tra i nostri corpi, e quando ogni mio soldato è caduto in battaglia mi sono spiegata come una vela, per offrirmi a un vento straniero che mi portasse via. sono una rete spiegata, adesso, e ho smesso di dare e continuo a prendere, e forse verrà un giorno che mi vedrà spiegata come una tovaglia sulla tavola, senza più niente da dare né altro da prendere.
seppure lontana, ho ancora la stessa domanda arrotolata attorno al collo: non ho saputo cambiarla. da cappio s’è fatta collana, però, perché la distanza mi ha insegnato la risposta.
la risposta è un’attesa paziente, la risposta è che sono fatta di terra e come un seme ti ho sepolto in me e come un morto ti ho pianto per giorni, ma dopo la pioggia e il freddo e l’assenza verrà una stagione migliore, e io mi metterò in cammino e ti verrò a cercare, con la mia nuova vita e un nome anch’esso mai usato prima. ovunque nel mondo, conosco la strada. la forza non mi manca, lo sai, per inseguire le cose importanti, e da sempre mi spaventano più le discese che non le salite.
non si scivola quasi mai, in salita.