e soprattutto, dicevi, non ti fidare di chi ci ascolta senza sedersi.
non ti fidare di chi non toglie le scarpe, di chi non sveste la pioggia aggrappata al cappotto, di chi non ferma la fuga rotonda del tempo dal polso.
diffida di chi ha fretta, di chi ci abbandona all’altro capo della corsa. di chi ascolta e non sente e non parla, di chi parla ma senza ascoltare.
ma è una stagione di nuvole basse e di bassa pressione diastolica, questa, e quando gli tendo la mano
gli stendo un sorriso
poi subito tolgo gli occhiali per dare a me stessa una scusa migliore
: è tutto sfocato e anche a stringere gli occhi non riesco a vedere se s’avvicina o se aggiunge altra aria all’aria che ci allontana.
gira il cuore nel caleidoscopio. i ricordi ripassano ancora una volta, ripassano la lezione che avrei dovuto imparare, ripassano a penna la mia voce scritta a matita.
gira il cuore nel caleidoscopio. ripassano e passano i desideri interrotti, come una ruota panoramica incastrata tra i palazzi, ma a distanza sufficiente dall’asfalto da poter annusare il cielo.
in questa stagione di alta pressione sistolica — è bassa stagione cardiaca almeno da un anno —, il cuore si bagna i piedi si riempie lo stomaco si gonfia la pancia. si prepara a
saltare un battito
saltare in aria
saltare nel vuoto.
io sono una spugna immersa nei miei sentimenti
mi uso per pulire lo sporco che ho dentro
lo sporco che gli altri hanno attorno
non riesco a stringermi, a sciacquarmi
a svuotarmi
mai